Mi presento

Caro/a scacchista,

se stai leggendo queste righe significa che per qualche ragione questo blog ha attirato la tua attenzione. Ti ringrazio sentitamente per la visita e spero che la lettura dei post risulti piacevole.

Questo blog nasce dall’intenzione di conciliare le mie due principali passioni: la scrittura e gli scacchi. Desidero inaugurare il blog con un post autobiografico, in quanto ritengo corretto che il lettore abbia qualche informazione sull’autore di questa pagina.

…Ecco quindi una mia breve presentazione!

Sono Tommaso Fuochi, ho 26 anni e vengo da Imola (BO).

Dopo essermi diplomato al liceo linguistico di Imola nel 2013, ho scelto di intraprendere un percorso di studi di tipo umanistico: nel novembre del 2016,all’età di 22 anni, ho conseguito una laurea triennale in lettere moderne presso l’Università di Bologna. Dopo qualche mese passato a riflettere su cosa avessi voluto fare della mia vita ho deciso di iscrivermi a un corso di Laurea Magistrale in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l’Università degli Studi di Parma. Il 27 marzo 2020, in pieno lockdown, ho ufficialmente concluso il mio percorso di studi, discutendo da casa una tesi intitolata “Storia ed attualità dell’informazione in ambito scacchistico”. All’interno del mio lavoro ho cercato di dare un quadro completo di tutti i fenomeni giornalistici inerenti agli scacchi, storici e contemporanei.

Parallelamente al mio percorso accademico, ho coltivato per anni l’intramontabile passione per gli scacchi. Ho imparato a giocare a scacchi all’età di 9 anni e da quel momento non ho più smesso. Tutto cominciò su internet: mio zio, appassionato di scacchi, si era registrato al sito scacchisti.it e decise di creare un account anche per me. L’idea di poter giocare a scacchi contro avversari reali attraverso il computer era per me qualcosa di straordinario e incredibile: mi appassionai così tanto che tutti i giorni dopo la scuola accendevo il computer e trascorrevo interi pomeriggi a combattere contro altri utenti del sito. Fino ai 12 anni di età giocai solo online. In seguito, nel settembre del 2006 partecipai al mio primo torneo, l’open semilampo di Castel San Pietro Terme, comune non lontano da Imola. Il primo impatto con l’agonismo fu positivo: cominciai così a giocare anche dal vivo, prendendo parte a tornei prima in Emilia Romagna e , in un secondo momento, in tutta Italia. In questi anni di tornei gli scacchi mi hanno dato tanto: valori edificanti, amicizie importantissime, emozioni indelebili ed esperienze meravigliose. Gli scacchi mi hanno permesso di viaggiare, di venire a contatto con realtà diverse dalla mia e di conoscere persone interessanti, provenienti dai contesti più disparati. Dopo quasi dieci anni di pratica agonistica e di studio occasionale -quasi sempre da autodidatta-, ho raggiunto la qualifica di candidato maestro fsi e attualmente il mio punteggio elo FIDE si aggira intorno ai 2000. Da qualche anno mi dedico anche all’insegnamento, seguendo privatamente alcuni giovani promettenti.

Questo blog è un mio personale tributo al mondo degli scacchi per tutto ciò che essi mi hanno dato.

Il titolo del blog riprende scherzosamente il libro di Alexei Shirov “Fire on Board”, giocando sulla traduzione letterale in inglese del mio cognome. Dal titolo è facile dedurre che si tratta di un blog dal taglio dichiaratamente autobiografico: qui troverete molti resoconti di tornei a cui ho partecipato in anni di agonismo.

Conclusa questa breve premessa, vi auguro buona lettura!

Saluti,

Tommaso Fuochi

Pasqua a Montesilvano

Ricordate il detto “ Natale coi tuoi, Pasqua con chi vuoi”? Nel mio caso quest’anno è stato proprio così, nonostante la situazione pandemica: grazie al cielo la mia condizione di atleta agonista mi ha permesso di viaggiare, prendere parte a un torneo di scacchi e trascorrere tempo in compagnia. Dal 2 al 5 aprile si è svolto all’interno dei locali dell’accogliente Grand Hotel Adriatico il festival internazionale “Pasqua a Montesilvano”, al quale ho partecipato insieme ai cari amici Riccardo Dionigi e Michelangelo Sforza.

Ero già stato due volte a Montesilvano, nel 2019, in occasione di un campionato italiano a squadre e dei campionati italiani rapid e blitz; poiché in entrambi i casi l’impatto era stato positivo ho deciso di tornare.

Montesilvano è una ridente località marittima molto curata, in provincia di Pescara. Nessuna traccia dell’ “Adriatico selvaggio” di cui parla D’Annunzio nella sua celeberrima “I pastori”; vi è al contrario un paesaggio fortemente antropizzato e adibito al turismo, caratterizzato dalla massiccia presenza di grandi alberghi. D’altra parte sono passati oltre 100 anni, forse potrebbe essere cambiato qualcosa!

Il torneo si prospettava decisamente forte, cosa che mi ha motivato ulteriormente a prendervi parte: sui 46 partecipanti all’open A , ben 21 erano over 2000, molti dei quali giovanissimi.

La nostra avventura comincia alle 9.15 di venerdì 2 aprile al casello di Imola; dopo un viaggio in auto di circa 3 ore eccoci arrivati a destinazione. Il primo impatto col paesaggio è decisamente positivo: accolti da un sole che spacca le pietre, visto l’orario decidiamo di andare a cercare qualcosa da mangiare passeggiando sulla spiaggia. Alla fine optiamo per un’ottima piadina, approvata perfino dal romagnolo autore di questo post. Passiamo il resto del pomeriggio dormicchiando e camminando sulla spiaggia, finchè non giungono le 19. Cena presso il ristorante dell’hotel, poi partono le danze.

Ineccepibile l’organizzazione di Andrea Rebeggiani, il quale aggiornava costantemente i partecipanti riguardo alle ultime novità attraverso le liste broadcast di Whatsapp: questo ha permesso di evitare situazioni di assembramento, come la conferma delle iscrizioni.

Altrettanto valide le misure anti Covid: tavoli ben distanziati e confortevoli; sala torneo areata frequentemente e possibilità di uscire a prendere una boccata d’aria coccolati dalla brezza marina.

Altrettanto sicuro il ristorante dell’hotel, in cui ogni camera aveva il proprio tavolo personale.

Nel primo turno vi è già un derby tra compagni di stanza (sigh) che si conclude dopo 16 mosse senza vincitori né vinti. Nulla di premeditato, ma l’energico gioco di Michelangelo mi ha messo in difficoltà fin da subito. Segue una prima notte insonne, vero problema considerato che all’indomani ci saranno due partite. Il secondo turno mi vede opposto a una giovane di belle speranze, la toscana Sara Gabbani. Visto il mio pessimo stato fisico punto sull’effetto sorpresa e gioco qualcosa di completamente nuovo rispetto al solito. Fortunatamente l’esperimento si rivela azzeccato e alle 12.30 vado a pranzo con 1 punto e mezzo su 2. Come avevo già pronosticato, il turno pomeridiano si prospetta estremamente duro: affronto coi pezzi neri Olga Zimina, punta di diamante della nazionale italiana femminile nonché ex istruttrice di quasi tutti i miei amici di Modena. A questo punto le possibilità sono due: cercare di preparare qualcosa di decente e andare al turno senza aver riposato oppure rispolverare una linea rara ma non granchè, puntando sull’effetto sorpresa?

Il mio organismo implora pietà, così decido di concedermi mezz’ora di sonno e optare per l’opzione meno solida, col rischio di venire malamente travolto.

Incredibilmente questa scelta si rivela corretta: ottengo una posizione in cui ho molta esperienza e in un momento particolarmente concitato, in cui ho 30 secondi contro 16 minuti, vedo una mossa fortissima che decide la partita.

Mossa al Nero.

Fun fact: nel momento cruciale della partita, quando deconcentrarsi per qualche secondo può costare carissimo, un caro ex allievo si avvicina alla mia scacchiera per comunicarmi che è riuscito a vincere una partita strapersa. Capisco l’entusiasmo, ma il timing non é stato perfetto 😂

Se vi state chiedendo cosa sia successo nel mio cervello nel momento in cui ho visto il colpo del KO, pensate a Pepe Cuenca e alle sue urla di esultanza…

Questo risultato significa molto per me e lo vedo come una sorta di ricompensa per il tempo che ho dedicato agli scacchi durante l’ultimo anno: non c’è nulla di più soddisfacente del vedere che investire tempo energie e denaro in qualcosa dia finalmente i suoi frutti.

Al quarto e quinto turno la stanchezza si fa sentire e vengo sconfitto dai due giovani Maestri Fide Valerio Carnicelli e Francesco Bettalli, non accorgendomi in entrambe le partite di sequenze molto brevi che permettono ai miei avversari di ottenere un vantaggio decisivo.

Chiudo il torneo con una vittoria contro la pericolosa giovane abruzzese Melissa Maione, autrice di un’ottima performance vicina ai 2100.

Dal punto di vista strettamente agonistico, dunque, la mia esperienza a Montesilvano è stata positiva: oltre ad aver ottenuto nella singola partita il risultato più prestigioso del mio modesto percorso agonistico, ho guadagnato 20 punti Elo e realizzato una performance di 2150.

Non trascurabile anche il significato sociale di questo torneo, disputato in un periodo in cui tutta Italia era zona rossa: riuscire a trascorrere tempo con gli amici è un vero e proprio privilegio di cui noi scacchisti disponiamo.

Prossima tappa Imola dal 30/4 al 2/5: stavolta si gioca in casa.

Tommaso

Fermo 2021

Credits: Ezio Montalbini

A un anno di distanza dallo scoppio della pandemia in Italia, il Covid19 continua tristemente a imperversare senza pietà. É incredibile quanto cose che in era pre Covid costituivano l’ordinaria amministrazione appaiano ora come desideri irrealizzabili o, qualora realizzabili, come barlumi di speranza di normalità in questo periodo avvilente.

Per quanto mi riguarda, il bene più prezioso che la pandemia mi ha sottratto sono i tornei di scacchi, non tanto per la competizione, ma soprattutto per tutto quello che giocare un torneo significa per me : stare lontano dalla monotonia di casa per qualche giorno, scoprire posti nuovi e rivedere dopo diverso tempo amici che condividono la stessa passione.

Reminescenze del passato e apparente ritorno alla normalità dunque, quella normalità per cui si partiva il venerdì mattina e si tornava la domenica sera per partecipare a questo o a quel torneo, e per tre giorni la noiosa vita imolese veniva messa da parte per far spazio a qualcosa di più motivante. Fino a qualche mese fa scenari del genere erano soltanto desideri e tristi ricordi; ora invece qualche possibilità di giocare -pur con le dovute cautele- esiste.

Prima del torneo di Fermo, la mia ultima partita a tempo lungo risaliva al 18 ottobre 2020, in occasione del festival di Arco; sono seguite una serie di amare rinunce ad altri tornei in base ai dati poco confortanti che la protezione civile comunicava tutti i giorni e alla particolare situazione familiare, che mi impone l’attenzione più assoluta.

Ma il 4 gennaio 2021, forse animati dai buoni propositi per l’anno nuovo, io e il mio inossidabile compagno di avventure scacchistiche Riccardo Dionigi ci siamo sentiti telefonicamente dandoci un obiettivo ben preciso: <<Da domani ci alleneremo tutti i giorni e, qualsiasi cosa succeda, il weekend di metà febbraio andremo a giocare un torneo insieme.>> E così abbiamo fatto, riuscendo a mantenere l’impegno di due ore di allenamento quotidiane per oltre un mese, domenica inclusa: il fatto di essere in due ha indubbiamente aiutato e se non fosse stato per Riccardo non sarei stato così zelante nel rispettare l’impegno preso.

Dei pochi tornei tra i quali potevamo scegliere, alla fine abbiamo optato per Fermo, nelle Marche.

Partiamo venerdì 12 febbraio, in mattinata; giungiamo a destinazione alle 14. Per limitare al massimo i contatti, scegliamo di alloggiare in un airBnb a 300 metri dalla sede di gioco; Google Maps sentenzia <<9 minuti a piedi.>>. Comodissimo, no?

Non appena arrivati a Fermo ci accorgiamo immediatamente della singolare fisionomia della città: un groviglio indefinito di vicoli tutti in salita, in cui la ricerca dell’appartamento diventa un’avvincente caccia al tesoro nella quale il navigatore fa quello che può. Guidati più che altro dalla buona sorte, raggiungiamo la casa dopo 15 minuti di cammino.

Viene il momento di pranzare: da casa ci siamo portati pasta, sugo e altro… ma siamo senz’acqua! Mi avventuro allora per i vicoli, alla ricerca di un litro di acqua minerale.

Giungo alla piazza centrale ma, visto l’orario, l’atmosfera è piuttosto spettrale e tutti i locali che ci sono paiono chiusi. Fortunosamente riesco a reperire l’agognato bene in un negozio di alimentari rimasto aperto oltre l’usuale orario di chiusura… Avreste mai detto che nel corso della vostra vita avreste fatto fatica a procacciarvi un bene così banale come una bottiglietta d’acqua? Io no, anche se fortunatamente non ho ancora peragrinato per il deserto!

Il pomeriggio trascorre rapido e le 19.30 arrivano in un batter d’occhio: è ora di raggiungere l’hotel Astoria, sede del torneo. Usciamo e… piove.

Le stradine in salita sono ora perfino bagnate, e dunque leggermente scivolose; nonostante questo arriviamo al turno abbastanza agevolmente, presagendo che il ritorno -in discesa- sarà senza ombra di dubbio più complicato. Alle 23.15, con due punti nel paniere, ci avviamo verso casa, armati di navigatore; riusciamo comunque a perderci e a giungere dopo 25 minuti.

Entusiasti di andare a letto, ci apprestiamo a ricaricare le pile per il doppio turno dell’indomani.

Sveglia alle 8.15, colazione, visione del turno e rapida preparazione. Intento a consultare i miei file e ignaro di tutto, vengo interpellato dal mio compare: << Tom, guarda fuori dalla finestra…>>

Davanti a una scena del genere, qualsiasi utente medio di instagram avrebbe postato senza esitazione alcuna una foto del vicolo innevato, adornandola col solito verso <<Since there’s no place to go… let it snow let it snow let it snow…>>.

Le mie preoccupazioni, però, sono #benaltre. E adesso come caspita ci andiamo al turno con le strade così ghiacciate? Per farmi coraggio penso a Botvinnik e agli altri grandissimi dello scacchismo sovietico, che nei loro tragitti verso le sedi dei tornei non si sarebbero certo fatti intimorire da un po’ di ghiaccio. Come spesso succede, il mio cervello non può fare a meno di associare una canzone alla situazione: mentre cammino stando attento a non scivolare penso a Popoff, cosacco inadeguato e un po’ maldestro, protagonista di una nota canzone dello Zecchino d’Oro.

🎶Ma Popoff del cosacco che cos’ha, ha il colbacco e gli stivali ma non possono bastar.🎶

…E pervengo alla conclusione che affrontare il ghiaccio calzando un paio di New Balance sia ancora più precario.

Un tratto della salita/discesa incriminata. Immaginatevela tutta coperta di neve e ghiaccio…

Aiutati dai corrimani posti al lato delle strade, riusciamo ad arrivare alla sede di gioco ancora integri e ci apprestiamo a giocare il secondo turno, coi piedi bagnati e infreddoliti. Concludo la mia partita alle 11.30 con una vittoria; il mio collega la tira per le lunghe ed esce vincitore alle 14.15. Adesso bisogna affrontare la discesa, pranzare ed essere nuovamente in loco alle 15.30 per il terzo turno. Bene o male riusciamo nell’intento, arrivando qualche minuto prima dell’inizio della partita. Purtroppo la scelta di una linea d’apertura dubbia mi conduce a una posizione quasi persa dopo una ventina di mosse e sono costretto a cedere contro un avversario più forte; Riccardo invece pareggia e dopo il terzo turno siamo rispettivamente a 2 e 2,5 su 3. Il viaggio di ritorno verso casa appare problematico: come era prevedibile, in un tratto particolarmente ghiacciato, sono il primo a volare a gambe all’aria, pur senza farmi male. Il sabato sera trascorre normale, tra cena, chiacchiere e analisi delle partite appena concluse: quanto mi mancava una serata del genere, semplice ma genuina!

Durante la cena si fantastica sui grandi open stranieri a cui vorremmo prendere parte insieme al nostro gruppo di amici, prendendo atto che per qualche anno forse questo sarà soltanto un desiderio irrealizzabile.

Con grande stupore e disappunto di tutti e due, veniamo informati da un amico comune di essere stati abbinati per il quarto turno; dopo qualche ora decidiamo per una pacifica spartizione del punto.

L’ultima partita ci vede opposti a due pericolosi giovanissimi: io, pur mostrando un gioco discutibile, prevalgo; Riccardo dovrà invece accontentarsi del mezzo punto a causa di una situazione di zeitnot in cui non riesce a vedere la continuazione vincente.

Morale della favola, chiudiamo entrambi a 3,5 su 5, rispettando i pronostici: né bene né male, dunque. Per quanto riguarda la classifica, beffati dal bucholtz ci piazziamo al settimo e ottavo posto assoluto, primi dei non premiati.

Rientriamo il lunedì mattina, in treno, fiduciosi che nel 2021 la situazione migliorerà e ci saranno altre occasioni per vedersi e partecipare a tornei insieme, come si faceva in epoca pre pandemica.

Cosa resta, quindi, di questi 3 giorni marchigiani? Indubbiamente, un po’ di fiducia nel futuro: la volontà di giocare e di organizzare non manca, benchè il Covid stia mettendo a dura prova la pazienza di tutti.

Tommaso

“La regina degli scacchi”: la mia recensione

Kentucky, anni 50. Da quando Elizabeth Harmon perde la madre in seguito a un incidente stradale, sarà costretta a badare a sé stessa per tutta la vita.
In seguito al tragico avvenimento, la piccola Beth trascorre un periodo in un orfanotrofio cattolico, in attesa che qualche famiglia la adotti: proprio in questo frangente della sua vita scopre la sua grande passione, per la quale dimostrerà precocemente un talento innato.
Il primo incontro con gli scacchi avviene in un tetro seminterrato: qui risiede il custode William Shaibel, uomo schivo e in un primo momento burbero. Il personaggio di Shaibel e il suo antro inverano alla perfezione quel luogo comune secondo il quale lo scacchista è un personaggio solitario e restìo al dialogo, che se ne sta a studiare gli scacchi nell’oscurità, lontano da tutto e da tutti. Ai fini di rendere bene l’alone di mistero da cui il nobil giuoco è avvolto, l’ambiente oscuro in
cui si svolgono le prime partite di Beth funge alla perfezione.
L’atteggiamento di Shaibel nei confronti di Beth muta in positivo dopo ogni loro incontro: dopo essersi reso conto di avere a che fare con una bambina appassionata e molto talentuosa per gli scacchi, si affezionerà ad essa e diventerà il suo maggiore sostenitore nel corso della sua brillante carriera.
Il gioco diventa presto un’ossessione, al punto che prima di addormentarsi nel suo letto
dell’orfanotrofio Beth fissa il soffitto col medesimo sguardo sognatore di Vassilly Ivanchuk, al fine di visualizzare la scacchiera nella propria mente e analizzare partite.
L’ascesa di Beth , come si può immaginare, è rapidissima.
Chi conosce un po’ di storia degli scacchi non può fare a meno di collegare il personaggio della Harmon al suo connazionale Paul Morphy, straordinario attaccante dallo stile simile a quello della fanciulla. Proprio come Morphy, autore di gloriose carneficine durante le innumerevoli simultanee da lui tenute in carriera, anche Beth sbaraglierà la concorrenza in ognuna delle simultanee in cui si esibirà nel corso dell’intera serie.
Il periodo in orfanotrofio si interrompe con l’adozione di coppia composta da un facoltoso uomo d’affari e una infelice e malinconica donna di nome Alma.
Comincia ora la vera e propria carriera scacchistica della Harmon: dopo aver stupito tutti in un torneo di interesse locale, parteciperà a competizioni sempre più impegnative, arrivando addirittura a contendere il titolo di campione del mondo al sovietico Borgov.
L’affascinante confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica in tempi di guerra fredda viene qui
riproposto in maniera verosimile, benchè lo scontro decisivo si tenga a Mosca e non a Reykjavik.
Attraverso la visione della serie, il profano di storia degli scacchi potrà rendersi conto delle
profonde divergenze culturali tra i due paesi e, conseguentemente, della diversa considerazione della disciplina: professione nonchè motivo di orgoglio culturale in Unione Sovietica; gradevole passatempo negli USA.
Finalmente, anche lo scacchista potrà compiacersi della cura del regista nell’ intento (ben riuscito) di riprodurre l’atmosfera dei tornei nella maniera più realistica possibile: grazie alle preziose consulenze di Kasparov, anche chi non gioca a scacchi potrà farsi un’idea realistica su questo microcosmo inesplorato e capire quanto esso sia affascinante.
Le sedi dei tornei -la palestra di una scuola e vari hotel- sono soltanto uno dei tanti elementi di realismo, così come le molteplici menzioni di giocatori, partite e aperture realmente esistenti.
Un altro elemento reso alla perfezione dal regista è la tensione durante le partite, sensazione ben restituita anche attraverso i giochi di sguardi tra avversari, i suoni opachi dei pezzi che vengono sbattuti sulla scacchiera e il ticchettio degli orologi.
In definitiva, il regista della serie merita un plauso per aver reso noto per la prima volta nell’intera storia del cinema come sia realmente il mondo dei tornei e aver così incuriosito un pubblico di non addetti ai lavori. Il nostro movimento non potrà che beneficiarne.

Tommaso Fuochi

Arco 2020

Credits: Gerhard Bertagnolli

Nel calendario degli appuntamenti scacchistici italiani, un dettaglio balza immediatamente all’occhio: durante l’estate ci sono moltissimi festival, mentre da fine settembre a giugno quasi nessuno; durante l’inverno, infatti, si giocano quasi esclusivamente tornei weekend.

In questo panorama, il torneo di Arco rappresenta una felice eccezione: si tratta di un festival con una partita al giorno che si svolge in autunno, quando la calura estiva ormai non costituisce più un disagio quotidiano.

Il clima è ideale per godersi il luogo e il torneo: non è né troppo caldo né troppo freddo e se si è fortunati è possibile imbattersi in una settimana prevalentemente soleggiata. Inoltre, la vicinanza al lago di Garda fa sì che il clima sia mite e gradevole.

Il festival, quest’anno alla sua quarantaduesima edizione, rappresenta da anni un appuntamento fisso nell’agenda di diversi scacchisti italiani, ma non solo: nei primi anni duemila, ad esempio, tra i partecipanti al torneo figura un certo Jacob Aagaard, che realizzò proprio qui una delle norme necessarie al conseguimento del titolo di Grande Maestro.

Credits: http://www.arcoworldchess.com

Durante i miei anni del liceo e dell’università seguivo il torneo da casa e pensavo a quanto fossero fortunati quelli che in autunno avevano il tempo di partecipare a un festival a 9 turni!

Ora, con gli studi alle spalle e in cerca di un lavoro, ho approfittato della situazione transitoria per prendere parte per la prima volta nella mia vita a questo piacevole evento.

Avevo messo in conto di partecipare già da qualche mese; a inizio ottobre, dopo qualche tentennamento, mi sono deciso definitivamente a prenotare.

Credits: Gerhard Bertagnolli

Purtroppo, visto il periodo inusuale, non sono riuscito a trovare altri compagni di avventura; comunque, avevo letto tra i preiscritti i nomi di diversi giocatori della mia regione e sapevo che avrei avuto modo di trascorrere il mio tempo libero con altri scacchisti.

La mia avventura comincia all’alba di sabato 10 ottobre: alle 6.20 mi alzo di soprassalto e decido che non me la sento di affrontare un viaggio di quasi 200 km in auto; mi reco così in stazione e dopo circa 3 ore e mezza sono nella mia stanza.

Per raggiungere Arco coi mezzi conviene arrivare col treno alla stazione di Rovereto, la più vicina alla località; in seguito, al costo di 2 euro, si può prendere appena fuori dalla stazione dei treni un autobus che conduce in un’ora circa a destinazione.

Ho scelto di alloggiare presso un affittacamere a 10 minuti a piedi dalla sede di gioco, confortevole e dotato di comodi servizi: nella mia camera dispongo di un bollitore e un frigorifero, una manna dal cielo per chi come me ama conservare anche durante i tornei le abitudini alimentari che ha a casa.

Alle 14.30 mi reco presso la sede di gioco, il sontuoso salone delle feste del Casinò di Arco.

Credits: Gerhard Bertagnolli
Credits: Gerhard Bertagnolli

Impeccabile l’organizzazione di Cristina Pernici Rigo, a cui spetta un plauso: la sera prima tutti i giocatori erano stati avvertiti via mail di presentarsi in sede mezz’ora prima dell’inizio del primo turno, per la misurazione obbligatoria della temperatura corporea prima di entrare in sala.

Credits: Gerhard Bertagnolli

La strategia si rivela azzeccata: la fila è scorrevole e ognuno è a sedere al proprio posto all’orario prestabilito ( cosa che, in Italia, non succede quasi mai!).

Le condizioni di gioco in sala appaiono già da subito eccellenti: diciotto scacchiere elettroniche, pezzi in legno e divisori in plexiglass per tutti, scacchiere sufficientemente distanziate e ampio spazio per appoggiare sul tavolo le proprie cose.

Credits: Gerhard Bertagnolli

NB: lungi da me essere entusiasta della situazione Covid; tuttavia non sono neanche nostalgico del fittume pre pandemico, in cui la vicinanza alle scacchiere attigue non consentiva di avere spazio neppure per appoggiare il formulario di fianco alla propria postazione di gioco!

Sono ormai le 15 e mi appresto ad affrontare coi pezzi neri la mia prima avversaria del torneo, una simpatica signora friulana. Propongo un’apertura leggermente inusuale e dopo una battaglia di oltre quattro ore prevalgo.

Da segnalare un fatto simpatico, accaduto durante il primo turno. A metà partita mi alzo per uscire dalla sala per andare in bagno, mangiare e bere qualcosa.

Mi avvicino a uno degli arbitri per segnalare che sto andando in bagno e chiedere indicazioni riguardo alla sua ubicazione; mi fa cenno di seguirlo.

Usciamo dalla sala e si rivolge a me in inglese: << You need to turn left and then to go downstairs.>>.

Mi avrà scambiato per straniero? Dopotutto vi sono diversi giocatori stranieri, tra cui moltissimi tedeschi. Lo guardo perplesso << Ma… ma io sono italiano!>>.

<< I know, but I’m portuguese!>>. Ci guardiamo, ridiamo. Nell’anticamera del mio cervello compare in sovraimpressione Emilio Fede, che esclama <<Che figura di m…!!!>>

Contento della vittoria decido di premiarmi con un risotto ai funghi, una birra piccola e una fetta di strudel. Che in Trentino si mangiasse da Dio lo sapevamo.

Il resto del torneo trascorre tra alti e bassi, gettando al vento una manciata di mezzi punti. In particolare, gioco due partite da dimenticare al quarto e quinto turno. A questo si aggiungono graduali problemi causati dal fastidioso binomio mascherina+occhiali, che mi costringe a giocare per diverse ore al giorno in un’atmosfera che definirei “padana”.

Quarto turno: Fuochi-Bruessow(SUI), 1/2-1/2.
La peggior partita del mio torneo.
Credits: Gerhard Bertagnolli.

Flash forward: il lunedì di ritorno dal torneo ho appuntamento col mio allenatore su Skype, il quale commenterà le due partite in questione con una sola parola: <<Criminal!>>.

La mattina prima del quinto turno, di pessimo umore, decido di non prepararmi e di fare un’escursione al castello di Arco.

Si tratta di una passeggiata in salita di mezz’ora abbondante, immersi nella natura. Giornata meravigliosa e vista mozzafiato… ne valeva decisamente la pena!!! Meglio sta roba della Nimzo Indiana , -anche se il quinto turno è stato uno schifo-.

La mattina del sesto turno decido che ne ho abbastanza dei problemi causati dall’appannamento degli occhiali e cerco su youtube tutorial di tizi americani che svelano trucchi per poter lavorare con la mascherina diverse ore senza fastidiosa nebbia -a mali estremi…-. Segue pellegrinaggio in farmacia, acquisto di una confezione di 10 mascherine chirurgiche e di un rotolo di nastro adesivo chirurgico.

Il procedimento fendinebbia è semplice: bisogna applicare un pezzo di nastro adesivo alla parte superiore della mascherina e farlo aderire alla propria pelle. Mi guardo allo specchio: mi sento un imbecille ma ci vedo benissimo.

Come direbbe il più entusiasta degli youtuber americani <<EDDEFENLI UEEEEEERCS!>> (=it definitely works!); poter giocare il resto del torneo senza nebbia mi tira un po’ su di morale.

Al sesto e settimo turno finalmente mi riprendo, sconfiggendo prima una nota star dei social, poi un conterraneo.

All’ottavo turno patta non belligerante col padrone del più fornito zoo scacchistico: non sapendo se aspettarmi un coccodrillo, un ippopotamo o un semippopotamo (?!), temo di venire azzannato da una delle bestie e mi accordo per la spartizione del punto dopo mezz’ora, sperando di riuscire a riposare bene in vista dell’ultimo turno mattutino.

Purtroppo la tensione si fa sentire (per l’ennesima volta) e arrivo al turno avendo dormito poco e con una preparazione lacunosa.

Affronto col Nero la talentuosa Zala Urh, WIM slovena classe 2002 con Elo quasi 2200. Cerco di svegliarmi con una doccia fredda e un caffè; niente da fare.

Non avendo dormito non sono in grado di calcolare varianti di due mosse e mi affido completamente all’intuito – guardare il visore per credere, spero che domenica mattina abbiate avuto di meglio da fare-. Bene ma non benissimo: alla fine patta nonostante diverse possibilità di portarla a casa (posizione finale inclusa).

Ormai in stato comatoso, decido di ripetere la posizione non appena ne ho possibilità poichè fisicamente non ce la faccio più e l’idea di giocare un finale fino alle 15 non è per nulla allettante.

Valigia, pranzo improvvisato con quello che mi è rimasto in frigo e corsa alla sede di gioco per ritirare il mio premio.

Commento finale sul mio torneo: non mi lamento ma viste le chance che mi sono capitate in diverse partite si poteva fare decisamente meglio.

Commento sulla città, sul torneo e sull’organizzazione: tutto perfetto. Grazie al team arbitrale, che tra le altre cose mi ha anche procurato una mascherina chirurgica durante un turno su mia richiesta. Oltre a questo, prima dell’inizio del terzo turno, l’organizzazione ha offerto a ognuno dei partecipanti due graditi gadget: un vasetto di squisita marmellata di ciliegie fatta in casa e un calendario del 2021. Cosa volete di più?

Il resto dell’ultima giornata esula dagli scacchi ma a onor di cronaca merita di essere raccontato. Autostazione di Arco, ore 15.35. Arriva un autobus di linea, decido di chiedere informazioni al conducente <<Scusi, io dovrei andare a Rovereto. Quando ci sarà il prossimo autobus? >>. Mi guarda preoccupato, notando che ho una valigia e ho urgenza di partire: << Oggi è domenica, non so quanti autobus ci siano! Sali con me fino a Riva del Garda, da lì dovrebbero esserci più corriere!>> Mi fido e dopo 15 minuti ci siamo. Altri 5 minuti mi bastano per rendermi conto che devo aspettare due ore per il prossimo autobus; il lago di Garda che fa capolino non è sufficiente per tranquillizzarmi.

Niente panico: cosa saranno due ore di attesa in confronto alle centinaia di posizioni orrende che ho difeso con successo in anni di tornei?

Decido di trascorrerle in piedi a braccia conserte e con lo zaino sulle spalle, rinunciando quasi per ripicca a ogni genere di comfort.

Alle 17.38 giunge un pullmann gremito di gente, proprio l’ideale in questo periodo.

Mi dico da solo <<E chi se ne frega, tanto io ho già dato>> e salgo fiducioso, con un sorrisino beffardo, comunque consapevole di poter nuovamente contrarre il virus.

Alle 19 sono a Rovereto, alle 23.15 in casa a Imola.

E adesso sono in quarantena, perchè la prudenza non è mai troppa.

Tommaso

Idee per l’allenamento tattico: sempre in forma con la sfida dei 30 minuti

Anche se alcuni non lo ammettono, – spesso mascherandosi dietro frasi come <<gioco per divertirmi>>- , tutti gli scacchisti si sentono estremamente gratificati quando il loro punteggio Elo cresce; contrariamente, la perdita di Elo è per qualsiasi agonista motivo di grande disappunto.

Sono convinto che fino a un certo livello guadagnare Elo non sia poi così difficile, nè richieda moltissime ore di studio.

Come è noto, le partite di livello medio-basso sono spesso decise da tatticismi semplici; pertanto, potenziare le proprie abilità tattiche può fare la differenza più di ogni altra cosa.

Questa informazione è risaputa e ribadita da qualsiasi istruttore: quante volte abbiamo letto o sentito che a livello amatoriale si deve dare priorità alla tattica rispetto, ad esempio, al meticoloso studio delle aperture?

Se ormai è noto su cosa lavorare, molto spesso non ci viene detto cosa fare nel concreto per potenziare questo tipo di abilità. Personalmente, essendo stato autodidatta per gran parte del mio percorso agonistico, ho letto e ascoltato suggerimenti qua e là, senza mai trovare un metodo vero e proprio, descritto con dovizia di particolari e pronto all’utilizzo.

L’indicazione “risolvi esercizi di tattica” è infatti troppo generica: un principiante può non avere familiarità con le risorse che si utilizzano per allenarsi nella maniera più efficiente possibile e perdere tempo inutilmente.

Quest’oggi vado a proporre un metodo di allenamento che ritengo particolarmente efficace, adatto anche a chi non ha molto tempo da dedicare agli scacchi ma intende comunque migliorare il proprio punteggio; io stesso ideai questa tecnica proprio perchè all’epoca avevo l’esigenza di ottimizzare quel poco tempo di cui disponevo.

Ho ideato questo metodo nell’ autunno del 2019, periodo particolarmente pieno per me: oltre a dover preparare due esami universitari, avevo pianificato anche di giocare due tornei a tempo lungo di buon livello.

Mi sono allenato tutti i giorni un’ora, incluso il giorno prima e il giorno stesso di un esame: a volte è sufficiente essere determinati per allenarsi anche in giornate particolarmente piene e impegnate.

Nei due tornei a cui ho partecipato, nonostante abbia espresso un gioco posizionale di pessima qualità, sono riuscito a performare bene e a guadagnare qualche punto Elo grazie all’acume tattico che avevo acquisito nell’arco di un mese.

Tra l’altro, l’abilità tattica è sempre stata il mio punto debole; questo significa che anche per chi è meno predisposto basta un po’ di allenamento costante per raggiungere un livello tutto sommato accettabile.

Può essere che esistano metodi di allenamento più efficaci del mio;tuttavia, penso che il maggior pregio di esso sia la sua adattabilità alla routine di chiunque, a prescindere dalla propria occupazione e dai propri impegni quotidiani. Non venitemi a dire che non disponete neppure di una mezz’ora libera al giorno perchè sinceramente non ci credo!

Ponetevi piuttosto questa domanda: quanto tempo butto via a giocare blitz e bullet su internet? Dopo questo momento di dialogo interiore, sono sicuro che sarete incentivati ad allenarvi!

COME FUNZIONA

Ciò che mostro non è nulla di particolarmente straordinario e innovativo; voglio soltanto condividere il mio metodo sperando che possa essere utile anche a qualcun’altro.

In cosa consiste? Si tratta della mera risoluzione di esercizi di tattica entro un tempo prestabilito -idealmente mezz’ora-, servendosi di applicazioni o siti internet specializzati. Una volta terminata la sessione di allenamento è importantissimo registrare alcuni dati, al fine di tenere traccia del proprio progresso (di seguito questo punto verrà spiegato in maniera esaustiva).

FAQ: Perchè risolvere esercizi su applicazioni/siti internet e non sulla scacchiera? In questo modo il tempo viene ottimizzato, non dovendo di volta in volta impostare la posizione sulla scacchiera fisica.

Il tutto si svolge in questo modo: si imposta su un timer il tempo della sessione, si avvia il timer e si comincia immediatamente a risolvere gli esercizi. Quando il tempo scade si termina l’esercizio che si sta facendo e successivamente si segnano all’interno di un’apposita tabella (vedi sotto) alcuni dati utili a monitorare l’andamento del progresso. L’intero processo andrebbe ripetuto a cadenza quotidiana.

Personalmente svolgo le mie sessioni di allenamento su www.chesstempo.com, portale esistente da oltre 10 anni a iscrizione gratuita. Recentemente è stata anche rilasciata l’app al fine di permettere agli appassionati di allenarsi comodamente anche attraverso il cellulare o il tablet.

Preferisco chesstempo.com perchè rispetto ad altri siti esso fornisce più dati utili al tracciamento del proprio progresso -nel paragrafo sulla tabella capirete di cosa sto parlando-.

A ogni utente di chesstempo viene attribuito un punteggio, che cresce o cala a seconda dei risultati ottenuti negli esercizi. Il punteggio rappresenta di fatto un discreto indicatore della propria forza tattica e costituisce inoltre un elemento motivazionale: si cercherà di alzarlo per quanto possibile, rimanendo gratificati qualora esso cresca.

Cosa occorre:

-Un computer/cellulare/ipad 💻 📱

-Una connessione a internet 🌐

-Mezz’ora di tempo al giorno⏱.

NB: In realtà la durata della sessione quotidiana è regolabile in base alla propria disponibilità di tempo. Mi sento comunque di sconsigliare sessioni superiori a un’ora: dopo un po’ di tempo, infatti, il nostro cervello perde lucidità e se la sessione si protrae per troppo tempo si avrà inevitabilmente un calo dell’ impegno -e, di conseguenza, del rendimento-.

-Carta e penna. 📝

Quanto costa? Niente. Avete capito bene. Non dovrete acquistare testi scacchistici, nè ingaggiare un allenatore.

⚠️Attenzione: non sto dicendo che libri e lezioni siano una spesa superflua, tutt’altro: sono superflui quando si allena questa parte del gioco, ma indispensabili per approfondire altri aspetti!

In particolare, tramite i libri potete ampliare la vostra cultura scacchistica e studiare il gioco posizionale e i finali tecnici; l’allenatore ha invece la funzione essenziale di orientare l’allievo nel mare magnum della letteratura scacchistica (che, come internet, presenta centinaia di libri dal titolo super accattivante ma di infimo valore didattico).

Tuttavia, per quanto concerne l’aspetto tattico, il computer è uno strumento sufficiente per allenarsi in maniera proficua e l’allenatore non serve a nulla se l’allievo non lavora per conto proprio.

❗️Va però fatta una precisazione:la metodologia di allenamento proposta riguarda esclusivamente esercizi di tattica abbastanza semplici, che non richiedono un calcolo particolarmente approfondito.

Questo tipo di esercizi permette agli scacchisti di familiarizzare coi vari motivi tattici: più esercizi si fanno, più sarà facile e rapido identificare i temi tattici in partita reale.

Molto spesso, anche le partite di torneo vengono decise da semplici tatticismi di qualche mossa, della medesima complessità di questi esercizi.

Si badi bene però che la tattica e il calcolo non consistono soltanto in “riconoscimento di motivi tattici” e colpo d’occhio: a volte incappiamo in posizioni che richiedono immaginazione, calcolo complesso e profondo. Per questo tipo di situazioni (posizioni tattiche molto confuse e finali pratici) occorre un diverso tipo di allenamento -risoluzione di studi e posizioni tattiche complesse-, che va svolto secondo differenti modalità.

Personalmente, alleno il calcolo in profondità utilizzando una scacchiera e un orologio, in cui imposto una quantità di tempo entro la quale risolvere l’esercizio (solitamente 20 o 30 minuti).

In ogni caso, a detta di molti e anche secondo me, ciò che importa di più è il riconoscimento di pattern e la risoluzione di tatticismi semplici, simili alla maggior parte di quelli che capitano in partita. Per questo motivo ritengo che un allenamento regolare attraverso il metodo che ho spiegato possa dare i suoi frutti più di qualsiasi altra tecnica.

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IL SEGRETO DELLA MOTIVAZIONE: LA TABELLA

E se lo dice Kramnik…

Allenarsi con costanza può essere noioso e faticoso: le prime volte saremo tentati dall’idea di rimandare la sessione di allenamento al giorno successivo, seguendo un piano di lavoro discontinuo. Soprattutto per quanto riguarda la tattica, la costanza è necessaria per ottenere risultati significativi: nel caso in cui si interrompano di punto in bianco le sessioni di allenamento tattico, è molto probabile che il nostro occhio tattico,la nostra visualizzazione e il nostro calcolo peggiorino notevolmente in men che non si dica (fidatevi, lo so per esperienza). Mentre per gli altri aspetti del gioco è possibile sospendere lo studio per un periodo, per quanto riguarda la tattica non ci si può permettere di smettere per poi ricominciare una settimana dopo.

Come fare allora a rimanere motivati e allenarsi un po’ tutti i giorni?

Personalmente ho trovato molto utile la stesura di una tabella in cui tenevo conto del mio progresso giorno per giorno.

Come si vede dall’immagine, a ognuna delle colonne in cui la tabella è stata divisa corrisponde un parametro. Nella fase di elaborazione della tabella, ho cercato di includere tutti i parametri che mi sembravano rilevanti, al fine di capire se ci fosse un miglioramento effettivo.

Dove trovare i dati?

Come dicevo prima, chesstempo registra diverse informazioni interessanti; di seguito indico ai meno esperti dove recuperarle. Naturalmente, prima di poter cominciare a risolvere gli esercizi, é necessario registrarsi -gratuitamente- al sito.

1.Questa é la schermata che compare quando si accede a chesstempo.com. Qui, come mostrato dalla freccia, bisogna cliccare su “vecchio sito”.
2.si apre questa Schermata. Cliccare su “allenamento” (riquadro blu), si apre un menù a tendina. A questo punto cliccare su
“Tattiche di scacchi-Old site”.
All’interno dello spazio riquadrato in viola trovate il numero degli esercizi corretti e di quelli sbagliati (dato che appunterete nella tabella, se preferite sotto forma di percentuale). Il pulsante riquadrato in fucsia serve invece per azzerare il conteggio dei problemi e va premuto prima di iniziare una nuova sessione.

Nello specifico, da questa tabella si possono ricavare dati come: velocità nella risoluzione (numero problemi svolti in una quantità di tempo predefinita) e accuratezza(problemi corretti). Molto interessante anche mettere in correlazione i due parametri!

‼️E ora un importante dettaglio che a mio avviso può fare la differenza: la tabella DEVE essere REALE (su un foglio di carta, non in un documento che avete sul computer!) e collocata in un punto della casa da cui passate spesso!

Ho posto il foglio di carta sulla mia scrivania, in una posizione ben visibile; in questo modo tutte le volte che notavo la tabella mi veniva in mente che per la giornata dovevo ancora svolgere la sessione di tattica.

Anche dal punto di vista strettamente visivo, ritengo la tabella uno strumento estremamente efficace: sarebbe spiacevole lasciare una riga bianca e ottenere alla fine una tabella non completamente riempita! …Vuoi mettere che soddisfazione invece avere una tabella in cui tutte le righe sono piene? Significa che abbiamo mantenuto fede all’impegno per un lungo periodo di tempo e possiamo essere orgogliosi di noi stessi!

…Di fatto, la tabella non è altro che la proiezione grafica del nostro impegno e della nostra costanza!

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Spero che questo post vi sia piaciuto e che il mio metodo possa essere utile anche ad altri giocatori che intendono migliorare. Vi auguro buon lavoro!

Tommaso Fuochi

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Per consigli su metodi di allenamento,chiarimenti, bibliografia consigliata o altro, lascio il mio indirizzo email a cui potete scrivere senza problemi, vi risponderò quanto prima: tommaso.fuochi@hotmail.it

Tragicommedia in Carinzia: St. Veit an der Glan

Caro lettore, questo è un resoconto della mia personale esperienza al torneo “Jacques Lemans”.

La competizione si è svolta dall’ 11 al 18 luglio presso St. Veit an Der Glan, graziosa cittadina che si trova in Austria meridionale, nella regione della Carinzia.

Buona lettura!

Finora, il 2020 si è dimostrato un anno impervio: a causa di una subdola pandemia, che ha mietuto migliaia di vittime e messo in ginocchio l’economia mondiale, siamo stati costretti a trascorrere diversi mesi in casa.

Per questa ragione, non appena ho avuto la possibilità di lasciare la mia città e cambiare aria, mi sono messo alla ricerca di un torneo di scacchi in Europa a cui partecipare: sono così venuto a conoscenza dell’open di St Veit, trovato per caso durante una sessione di “surfing” disimpegnato sui vari portali di scacchi. Non appena ho capito che la cittadina era agevolmente raggiungibile, ho cominciato a pianificare il mio viaggio.

Ero abbastanza fiducioso anche riguardo alla gestione dell’emergenza sanitaria: sul sito ufficiale del torneo, infatti, l’organizzatore dichiarava solennemente che sarebbero state applicate in maniera certosina tutte le procedure finalizzate a prevenire il diffondersi del contagio tra i partecipanti al torneo.

Fatte queste premesse, il 10 luglio sono partito in treno pieno di entusiasmo: dopotutto, si trattava del mio ritorno all’agonismo dopo il lockdown, così come di un’opportunità di vedere un posto nuovo dopo mesi trascorsi a casa.

Per l’intera durata del viaggio ho indossato la mascherina, come previsto dalle normative vigenti in Italia. Non appena ho raggiunto l’Austria, mi sono accorto immediatamente che le cose erano di fatto molto diverse da come me le immaginavo: giunto presso il mio hotel ho notato che nessuno indossava la mascherina, nonostante si trattasse di un luogo chiuso.

Dopo un viaggio lungo ed estenuante, ero semplicemente troppo stanco per mettermi alla ricerca di un ristorante; ho così deciso di recarmi nel supermercato di fronte all’hotel per acquistare qualcosa per la cena.

Prima di entrare ho indossato la mascherina, esattamente come avrei fatto in Italia: cominciare la vacanza con una multa sarebbe stato spiacevole, no? Quanto è successo all’interno del negozio mi ha dato una conferma definitiva riguardo a come funzionassero le cose là: una graziosa biondina, che come me stava facendo la spesa, ha fatto un salto all’indietro dalla paura non appena mi ha visto, quasi si fosse imbattuta in un mostro.

Tutto ciò perchè indossavo una semplice FFP2.

E’ così strano fare la spesa con la mascherina? In Italia è normale e, soprattutto, obbligatorio!

Dopo questa emblematica esperienza sono rientrato in camera per riposare ed essere pronto per il primo turno.

All’indomani, subito dopo la colazione, ho deciso di andare in avanscoperta, per capire quanto tempo ci volesse per raggiungere la sede di gioco.

Il primo turno si sarebbe giocato alle 18 ma, conoscendo il mio senso dell’orientamento e la mia tendenza a sbagliare strada, ho saggiamente deciso di fare comunque un sopralluogo.

Dopo una passeggiata di 25 minuti, coadiuvato dal navigatore del mio iphone, ho raggiunto la “Blumenhalle” (in italiano “Sala dei fiori”), uno spazioso auditorium in cui il torneo avrebbe avuto luogo. E’ seguito un breve tour della graziosa St. Veit, interrotto dalla pioggia. Sono rientrato in hotel e ho acceso il computer per ripassare qualche linea in vista del primo turno.

A pranzo ho scelto di provare immediatamente il ristorante dell’hotel, per capire come si mangiasse lì.

Qui ho, per la prima volta in vita mia, vissuto sulla mia pelle cosa significhi essere in una nazione di cui non si conosce per nulla la lingua: il menù era interamente in tedesco e le cameriere non parlavano inglese.

A questo punto è cominciato un puntuale -quanto fantozziano- lavoro di traduzione del menù, possibile soltanto grazie a google traduttore.

Ho optato per un piatto tipico, che in base agli ingredienti sembrava accettabile.

Dopo 20 minuti è arrivata la cameriera con una pentola contenente un quantitativo di cibo che solitamente mangerei nell’arco di due settimane.

Tramortito dal cibo, mi sono diretto in camera per concedermi un breve sonnellino post prandiale.

Dopo qualche ora trascorsa a ripassare le mie analisi, alle 17 mi sono incamminato nuovamente verso la sede di gioco. Chi mi conosce sa che amo arrivare in largo anticipo rispetto all’inizio della partita. A questo punto è successo un fatto clamoroso. Ho impostato “Blumenhalle” sul navigatore e, dopo uno strano itinerario -che tra le altre cose prevedeva anche il passaggio in un cortile privato-, sono giunto in un posto che non mi sembrava corrispondente a quello raggiunto nel mio giro di ricognizione mattutino. Eppure il navigatore continuava a strillare “ARRIVATO, ARRIVATO”

Decido di chiedere a qualcuno seduto in un bar. “Excuse me, for the Blumenhalle?” Mi guarda, ride e indica un negozio a 10 metri di distanza. Che Blumenhalle volesse dire anche “fioraio” proprio non l’avevo immaginato.

Chiedo al fioraio che, in inglese stentato mi indica la strada per la “mia” Blumenhalle. Fortunatamente, grazie a una notevole abilità nella corsa -che acquisisco solo quando sono in ritardo-, raggiungo la sede di gioco alle 17.37.

Vado immediatamente a controllare il turno e mi accorgo che le sfighe non sono finite: sul mio cartellino risulta che il mio punteggio Elo sia 2056 e non 2031. Mi accorgo dell’equivoco: mi hanno attribuito l’Elo austriaco.

Vado subito a cercare l’arbitro e lo faccio presente. Risposta: <<Mi sembra molto strano che il sistema non ti abbia attribuito il tuo elo FIDE. In ogni caso controllo subito.>> Mi aspetto che dopo qualche minuto il problema venga risolto e che il turno venga rifatto. Speranza vana.

Alle 17.55 si parte con la cerimonia di apertura e prendo atto che la mia segnalazione non è stata presa in considerazione: mi reco di nuovo dagli arbitri e faccio nuovamente presente che il turno è sbagliato e che bisogna rifarlo.

La risposta dell’arbitro mi manda letteralmente in bestia: << Non possiamo farci niente, ormai il turno è pubblicato e quello rimane. FORSE sistemeremo la cosa prima del secondo turno.>>

Torno alla mia scacchiera furibondo e perdo la prima partita senza opporre grande resistenza.

Durante il viaggio di ritorno all’hotel sono talmente infastidito dalla condotta pressapochista degli arbitri che non presto attenzione alla strada e mi perdo di nuovo.

Finalmente giunto in hotel, controllo il turno: come prevedibile, gli arbitri non hanno fatto nulla per risolvere il problema e -spoiler alert- il tabellone rimarrà il medesimo per tutta la durata del torneo nonostante metà dei giocatori giochi con l’elo FIDE e l’altra metà abbia invece il rating austriaco.

Non darò tante informazioni riguardo all’andamento del mio torneo; mi limito soltanto a dire che ho trovato estremamente difficoltoso gestire la combinazione mascherina più occhiali. Come è facilmente deducibile, il problema principale per chi gioca con gli occhiali è che essi tendono ad appannarsi frequentemente…è facile immaginare quanto la cosa possa risultare fastidiosa in una partita a tempo lungo!

Il mio torneo è cominciato male e, come spesso mi capita in questi casi, non sono più riuscito a rialzarmi: a ogni turno dovevo affrontare un avversario giovanissimo e con una preparazione in apertura quasi sempre superiore alla mia. Io, invece, faticavo perfino a calcolare varianti brevi e semplici; per questa ragione ho deciso di ritirarmi dal torneo dopo l’ottavo turno e di assistere al nono in qualità di spettatore.

Veniamo ora a trattare il vero cuore dell’intero resoconto, cioè le misure di contenimento del Coronavirus messe in atto dagli organizzatori.

Sostanzialmente, l’ambiente al chiuso della “Blumenhalle” era diviso in due stanze principali: l’atrio e la sala di gioco.

Prima di accedere alla sala di gioco, ogni giocatore doveva indossare la mascherina (gentilmente fornita dagli organizzatori a tutti i partecipanti prima di ogni turno) e igienizzarsi le mani mediante un gel idroalcolico contenuto in un dispenser.

All’interno della sala di gioco vigeva il rigore più assoluto : ognuno -arbitri compresi- indossava la mascherina e nessuno ha mai osato andare contro le regole.

Poi, terminata la partita, ogni giocatore aveva la possibilità di trascorrere del tempo nell’atrio.

Qui, gli organizzatori avevano provveduto a offrire ai giocatori ogni sorta di comodità: vi erano molti divani per rilassarsi e, per i più instancabili, non mancavano scacchiere e orologi per giocare lampo e/o analizzare.

Vicino a ogni scacchiera era stato collocato uno spray disinfettante alcolico, che i giocatori potevano utilizzare per sanificare i pezzi dopo averli utilizzati.

L’atrio comprendeva anche un’area ristoro in cui era possibile assaggiare le specialità locali o sorseggiare dell’ottima birra dopo la partita.

E, colpo di scena… all’interno dell’intero atrio non vi era obbligo di mascherina! Come ogni paese dei balocchi che si rispetti, l’atrio era ritenuto esente dai rischi di contagio.

Confrontando le regole vigenti nei due distinti ambienti (distinti, ma entrambi al chiuso) mi viene in mente una vecchia canzone di Alanis Morissette:

<<Isn’t it ironic, don’t you think?>>

Ma non è finita qui.

Dopo essermi goduto da spettatore i sanguinosi scontri dell’ultimo turno, ho assistito anche alla cerimonia di premiazione.

Durante questo momento celebrativo, che ha avuto luogo nella medesima stanza dove si è svolto il torneo, sembrava che le regole anti Coronavirus fossero ormai un ricordo lontano: quasi nessuno, infatti, indossava la mascherina.

Il podio del magistrale:
1. GM Ante Saric (CRO) 7.5/9
2. FM Jan Subelj(SLO) 7/9
3. GM Davor Rogic (CRO) 7/9

Stesso posto, stessa gente…e anche in questa circostanza non vi è obbligo di mascherina. Durante tutto il torneo mi sono ripetutamente chiesto il perchè di queste misure, controverse quanto assurde. Possibile che il signor Corona sia spaventato dal rumore e che attacchi solo chi sta seduto in silenzio davanti alla propria scacchiera? Sarà sicuramente così, altrimenti non mi spiego come mai il problema sia stato affrontato in questo modo!

Finito il torneo, era giunto il momento di fare la valigia e rimpatriare.

Durante la mia ultima cena austriaca suona il telefono, è mia mamma.

<<Ciao, come va? A che ora arriverai domani?>>

<<Ciao, sarò a casa nel pomeriggio. Senti un po’, ho pensato molto a una cosa: siccome qui, quasi dappertutto, nessuno indossava la mascherina, sarebbe meglio se per un paio di settimane abitassimo in case diverse, per essere sicuri al 100% che io non contagi nessuno.>>

C’è una ragione se adoro le partite di Petrosian: sono affascinato dalla profilassi, dentro e fuori dalla scacchiera!

<< Non preoccuparti, quello che proponi mi sembra esagerato. Continueremo a convivere stando attenti a non avere contatti troppo ravvicinati!>>

E così abbiamo fatto per qualche giorno, mentre mio padre era -fortunatamente- lontano da casa.

Poichè non ero completamente sicuro di non essere un pericolo per le altre persone mi sono messo in contatto con l’ospedale per prenotare un tampone, nonostante avessi soltanto un leggerissimo raffreddore, non necessariamente dovuto al Coronavirus.

Ho effettuato il tampone venerdì mattina; 24 ore più tardi sono stato ricontattato per essere informato della notizia che non si vuole ricevere.

<<Signor Fuochi, purtroppo il suo tampone è positivo.>>

Non l’ho presa così male, dopotutto stavo bene e non vi era motivo di preoccuparsi troppo.

Ho continuato a dedicarmi alle mie cose come sempre, trascorrendo interminabili giornate nella mia camera da letto.

Domenica sera ho informato della mia positività anche l’organizzatore Fritz Knapp, in modo che anche gli altri partecipanti al torneo fossero messi a conoscenza della notizia.

Dopo qualche giorno, mentre stavo controllando la mia casella di posta elettronica, sono rimasto abbastanza sorpreso: il Maestro Internazionale e giornalista Stefan Loeffler era interessato a intervistarmi perchè in qualche modo era venuto a sapere che il giocatore contagiato ero io.

Mi sono dichiarato a disposizione per rispondere a qualsiasi domanda e nel pomeriggio ci siamo sentiti per telefono. Prima della telefonata, diverse cose non mi erano chiare: dal momento che Loeffler non era presente al torneo, come aveva fatto ad ottenere questa informazione?

Non appena ci siamo sentiti, gli ho immediatamente chiesto chi l’avesse informato.

La risposta mi ha lasciato a bocca aperta:

<< Nessuno. E’ stato molto semplice risalire alla tua identità tramite un comunicato ufficiale che è comparso ieri sul sito della federazione scacchistica austriaca.>>

<<Ok, ora si spiegano tante cose… Non ero a conoscenza del comunicato. Cosa ti ha fatto pensare che su 250 partecipanti il contagiato fossi proprio io?>>

<< Beh, indovinare è stato semplice: nel post c’è scritto che il giocatore contagiato era straniero e non ha giocato l’ultimo turno.>>

Non potevo credere alle mie orecchie. E le normative sulla privacy?

L’ho presa sul ridere; arrabbiarsi a danno già fatto non ha alcun senso.

Vivere in Italia mi ha insegnato che molto spesso si ha a che fare con persone superficiali, che agiscono in maniera impropria: in questo caso, nonostante il mio nome non sia stato rivelato, siamo al cospetto di un caso di violazione della privacy.

Inoltre, appena qualche giorno fa sono stato contattato dall’organizzatore, il quale mi ha chiesto come stessi e mi ha dato appuntamento al prossimo anno.

Ho colto la palla al balzo per segnalargli tutti i problemi qui sopra descritti, lamentandomi sia per il comunicato che per la scarsa attenzione a prevenire il contagio nelle situazioni che ho menzionato prima. Come prevedibile, nella sua risposta si è limitato a trattare esclusivamente il problema del comunicato, dicendo che che non ne era responsabile e che esso era stato redatto da un funzionario della federazione ; riguardo agli altri aspetti ha promesso di rispondermi in futuro (aspetta e spera).

E così, in quelli che sono -facendo i dovuti scongiuri- i miei ultimi giorni di quarantena, attendo con vibrante impazienza due cose:

  • il doppio tampone e la conferma della mia guarigione, che implicherebbe il mio ritorno alla vita sociale
  • una risposta dettagliata del signor Knapp, che dovrà spiegarmi la logica che sta dietro a una gestione dell’emergenza sanitaria così superficiale.

Comunque, nonostante l’esperienza sia stata complessivamente negativa, essa verrà senza ombra di dubbio inclusa nell’antologia delle storie da raccontare ai miei nipoti tra 50 anni.

Tommaso